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Dicembre 2008, Newsletter n. 5

Il Socio fondatore The International Propeller Club Port of Genoa ha organizzato una riunione conviviale su: "Turmoil Finanziario: dalle origini ai riflessi sul mondo dello shipping" ... Umanoidi: trasferimento tecnologico e applicazioni

Cosa abbiamo fatto:

Il Socio fondatore The International Propeller Club Port of Genoa ha organizzato una riunione conviviale su: "Turmoil Finanziario: dalle origini ai riflessi sul mondo dello shipping" . Con relatori: Dr. Enrico Raugi, Senior Broker di compravendita della Genoa Sea Brokers e Avv. Pietro Palandri, dello studio legale Mordiglia. La serata, alla presenza di oltre 90 partecipanti, è stato di notevole interesse , anche per gli ottimi interventi dopo le relazioni.

La SIRI - Associazione Italiana di Robotica e Automazione ha organizzato un  Convegno su “Umanoidi: trasferimento tecnologico e applicazioni”, tenutosi presso la sede dell’UCIMU, Cinisello Balsamo,  il 21 novembre  2008, Sala assemblee. L’obiettivo del convegno  parte dalla considerazione che le tecnologie messe a punto per lo sviluppo di robot umanoidi possono trainare applicazioni industriali in contesti differenti anche nel breve e medio termine. Primo tra tutti l’approccio inter-trans-disciplinare adottato per lo sviluppo di umanoidi, è fondamentale e necessario per la progettazione di macchine e sistemi più o meno intelligenti che sono costituiti dall’integrazione armonica di meccanismi, sensori, attuatori, controllori, sorgenti di energia e interfacce uomo-macchina. Molti dei componenti sviluppati per l’umanoide offrono interessanti potenziali ricadute sull’industria, basta qui ricordare i nuovi attuatori a rigidezza variabile, la sensoristica tattile e visiva innovativa, gli organi di presa metamorfici e le funzionalità di coordinamento e di apprendimento.

Cosa faremo:

MARTEDI’ 16 DICEMBRE 2008, alle ore 11,30, presso il Salone del Piano Nobile di Villa Cambiaso (Facoltà di Ingegneria – Via Montallegro,1) si terrà il consueto scambio degli auguri con la nuova Preside, Prof. Paola GIRDINIO, al quale siete tutti invitati a partecipare. E’ previsto un intervento da parte del Dr. Lanfranco Vaccari, Direttore de Il Secolo XIX.   Alla riunione sono stati invitati i Presidi di alcuni  Istituti Scolastici  che si sono distinti per la qualità dei diplomati iscrittisi poi alla Facoltà di Ingegneria  ai quali  sarà consegnato il Crest della nostra Associazione, riportiamo qui di seguito la lettera inviata agli istituti prescelti : "...è ferma intenzione della nostra Facoltà sviluppare e potenziare il raccordo con le istituzioni scolastiche, al fine di rinsaldare i rapporti e creare situazioni di dialogo e di cooperazione fra docenti della Scuola e docenti dell’Università. Consideriamo infatti questa l’unica strada per promuovere l’innalzamento dei livelli di apprendimento degli studenti e facilitarne così anche l’ingresso in Facoltà. Esaminando i dati di IRISÓ abbiamo rilevato che, nei tre anni di rilevamento di questo indicatore, gli studenti provenienti dalla Tua Scuola hanno conseguito risultati tali da portarla ad occupare le prime posizioni, o addirittura la prima in assoluto.  Con Scuole di questo livello vorremmo stabilire rapporti di collaborazione più assidui e intensi, anche nell’ottica dell’ormai prossima verifica di ingresso. A questo scopo la Commissione Orientamento di Facoltà ha deliberato di offrire alla Tua Scuola l’iscrizione honoris causa, per l’anno 2009, alla Associazione Amici della Scuola di Ingegneria di Genova -  ASING, costituita per potenziare i collegamenti fra mondo imprenditoriale e accademico, è aperta a coloro che desiderano interagire con la Scuola di ingegneria genovese. Presieduta dal Preside della Facoltà, ASING opera nei settori delle attività culturali e quindi ha giudicato del tutto coerente con la propria missione accogliere fra i suoi associati le Scuole che, di anno in anno, dimostrano di raggiungere e mantenere gli standard di merito fissati.."  --- Le scuole premiate saranno le seguenti, I Licei  : A. Pacinotti (La Spezia) - E. Fermi (Genova) - G. Marconi (Chiavari) - G. Bruno (Albenga) - G.D. Cassini (Genova) - Gp Vieusseux (Imperia) - L. Lanfranconi (Genova) - L. Da Vinci (Genova) - M.L. King (Genova) - Nicoloso da Recco (Rapallo) - O. Grassi (Savona) - Pascal (Ovada) ; Gli Istituti: De Ambrosis- Natta (Sestri P.), P. Levi (Ronco Scrivia), I. Calvino (Genova), G.C. Abba (Genova)

Prossimamente verrà convocato il Consiglio Direttivo dell'Associazione per programmare il futuro anno sociale 2009

Dalla Scuola d’Ingegneria

Martedì 28 Ottobre 2008 è stata inaugurata a Villa Cambiaso "La Galleria del Vento:  La nuova galleria del vento della Facoltà di Ingegneria nasce per iniziativa congiunta del Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell’Ambiente e del Territorio (DICAT) (in precedenza Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, DISEG) e del Dipartimento di Fisica (DIFI) dell’Università degli Studi di Genova.

In questi dipartimenti operano due gruppi di ricerca che svolgono da tempo una vasta attività nel campo dell’Ingegneria del Vento e della Fisica dell’Atmosfera. Tale attività ha prodotto numerose pubblicazioni scientifiche, corsi accademici e di master, convegni e progetti di grande importanza fra i quali gli studi della Torre di Pisa, della Colonna di Brancusi, del Ponte di Messina, delle linee ferroviarie italiane ad alta velocità, del potenziale eolico nazionale. Grazie a questi studi e ricerche Genova costituisce, in questo settore, un polo di riferimento nazionale e internazionale.

La galleria del vento, ubicata in Villa Cambiaso, è costituita da un circuito chiuso con camera di prova lunga 8.8 m, larga 1.65 m e alta 1.35 m. Nella camera di prova il flusso raggiunge la velocità di 40 m/s. La camera di prova si avvale di due zone di misura. La prima, sede di un flusso omogeneo laminare o turbolento, sarà utilizzata soprattutto per prove aerodinamiche e aeroelastiche, ad esempio su modelli di impalcati da ponte, conci di torre e componenti di costruzioni industriali. La seconda riprodurrà le caratteristiche del vento in natura per analizzare i campi di vento, la diffusione di inquinanti, le azioni del vento sulle costruzioni e le condizioni climatiche degli edifici. L’intera camera di prova sarà inoltre utilizzata per misure su mezzi di trasporto viario, ferroviario e navale, ivi compresi i fenomeni relativi di diffusione. Il nuovo impianto potenzierà il ruolo di eccellenza della ricerca e della didattica genovese nel campo del vento. Avrà inoltre un ruolo essenziale per sviluppare prove di grande importanza tecnica, a supporto delle necessità di enti pubblici e privati. Persegue finalità accademiche e istituzionali, sinergicamente con attività più propriamente industriali.

Il Dipartimento di Meccanica e Costruzione di Macchine  segnala la pubblicazione del Prof. R.C. Michelini, Professore Ordinario di Costruzione di Macchine dal 1972, che ha dedicato tutta la sua vita accademica, oltre al compimento dei propri doveri didattici, all'attività scientifica, in particolare nei settori della costruzione di macchine, delle misure, dell'automazione e della robotica, con riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale: R.C. Michelini "Knowledge entrepreneurship and sustainable growth" Nova Science Pub. Inc. New York, 2008, p. xx-326, ISBN 978-1-60456-315-3 - Per eventuali approfondimenti: Prof. Roberto Razzoli Dip. di Meccanica e Costruzioni di Macchine - tel. 0103532844 -e-mail: razzoli@dimec.unige.it

Misurare l'impossibile : Teorie e Metodi per le misure attraverso l'Uomo: E’ possibile misurare la fastidiostà di un rumore? La gradevolezza di un odore? La sensazione  tattile trasmessa da un materiale? Questi ed altri temi sono esempi di misure effettuate attraverso l’uomo. Sia le istituzioni scientifiche di ricerca, sia le industrie e gli enti pubblici interessati ai risultati, rivolgono sempre più l’attenzione verso misure di grandezze che coinvolgono l’uomo a diversi livelli, in generale quale ‘percettore’ di un evento fisico. Anche la Comunità Europea ha focalizzato l’interesse verso le misure effettuate attraverso l’uomo nell’ambito del programma NEST (New Emerging Science and Technology) e specificatamente nell’azione Misurare l’Impossibile (Measuring the Impossibile), finanziando azioni a sostegno delle ricerche svolte per formalizzare e concretizzare sempre più questo genere di misure che fino a poco tempo fa erano ritenute impossibili in quanto troppo legate alla soggettività della percezione. Nell’ambito della Azione di Coordinamento MINET (Measuring the Impossible Network) il Laboratorio di Misure del Dipartimento di Meccanica e Costruzione delle Macchine, DIMEC, della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Genova ha organizzato lo scorso Giugno un Corso Internazionale presso il Palazzo del Principe, su Teoria e metodi per le misure attraverso le persone, che sembra essere il primo ad affrontare l’argomento con un così ampio respiro inter e multidisciplinare. Ha coinvolto tra i relatori i massimi ricercatori provenienti da e fuori Europa ed è stato rivolto ai ricercatori che già disponessero di qualche esperienza nel settore. Naturalmente le discipline coinvolte sono molteplici, e comprendono l’ingegneria, la fisica, la psicologia e la psicofisica. In particolare il Laboratorio di Misure del DIMEC ha una lunga esperienza sia a livello di ricerca sia di applicazioni sui metodi utili alla misura della percezione dei suoni. Oltre agli avanzamenti ottenuti a livello teorico e metodologico, il Laboratorio ha sviluppato applicazioni in collaborazione con diverse aziende locali, per quanto riguarda la percezione del rumore emesso da impianti industriali e componenti meccanici, per esempio nei settori automotive o dell’impiantistica civile. Questi studi hanno applicazioni alla ergonomia e alla misurazione della qualità percepita.  Il Corso ha avuto un successo oltre ogni previsione, con 76 partecipanti provenienti da 12 nazioni, anche extra europee, e ben 22 relatori dai massimi centri di ricerca impegnati nel settore a livello europeo ed extra europeo, compresi gli Stati Uniti d’America. Al momento è in corso di preparazione un libro curato dagli stessi organizzatori, che raccoglierà le lezioni e, una volta pubblicato, sarà il primo testo multidisciplinare di riferimento nel settore. Inoltre il successo ottenuto ha portato alla presentazione della proposta di ripetere l’evento nei prossimi anni, mantenendo la sede Genovese, che presso il Palazzo del Principe ha trovato una collocazione ideale: un crogiolo dove le diverse discipline, a stretto contatto per il periodo del corso, hanno potuto confrontarsi e generare nuove prospettive di ricerca. 

La facoltà di Ingegneria si fa grande con le "nano" e si candida come centro d'eccellenza delle nanotecnologie. A luglio del prossimo anno l'elite mondiale della ricerca si riunirà a Genova in occasione del 2009 Ieee International Conference on Nanotechnology e i ricercatori genovesi si fanno avanti per far conoscere al mondo imprenditoriale ligure le potenzialità delle nanotecnologie. "Le nanotecnologie - dice il Prof. Gf. Coletti del Dipartimento di Ingegneria Elettrica - coinvolgono attività di ricerca in settori differenti dal biomedicale all'elettrica, dalla meccanica all'elettronica. E' vero che le applicazioni di mercato non sono ancora molte e la maggior parte sono ancora nella fase di ricerca, ma alcune di queste tecnologie sono già vendibili. Si pensi all'applicazione delle nanotecnologie nel settore vernici grazie alle quali si possono trasmettere specifiche qualità al materiale, come l'effetto antialghe: una soluzione che potrebbe essere molto utile ai colorifici." Le nanotecnologie sono in grado di operare a livello atomico e molecolare e quindi possono modificare la materia a seconda delle esigenze. Così nascono tessuti idrorepellenti e idropulenti, cateteri che evitano la nascita di focolai infettivi, prodotti sportivi hi tech dalle prestazioni eccezionali ma anche creme solari e vari prodotti di cosmetica. La Prof.sa Carmelina Ruggiero, Ricercatrice del Dipartimento di Informatica Sistemistica e Telematica, lavora nel settore biomedicale per progetti all'estero. Tra quelli a cui attualmente  sta lavorando è sulla funzionalizzazione delle superfici dei cateteri peritoneali, per scoraggiare l'adesione delle cellule del fluido organico ed evitare focolai infettivi. Un altro è l'applicazione di nanocapsule per mirare al tumore: queste capsule riconoscono le molecole delle cellule alle quali devono attaccarsi e poi vengono aperte rilasciando i farmaci. Rispetto alla chemioterapia si ha una minore tossicità e una maggiore efficacia. Un altro progetto in programma riguarda la purificazione delle acque, richiesto da un'industria straniera. A livello mondiale gli investimenti delle nanotecnologie, nel 2007, hanno superato i 9 miliardi di euro, segno che l'industria si sta muovendo rapidamente in questa direzione. Ma in Italia e ancora di più in Liguria, la situazione è stagnante e l'interazione tra Università ed Imprese è insufficiente. A Genova, racconta il Prof. Ermanno Di Zitti del Dipartimento di Ingegneria Biofisica ed Elettronica, le nanotecnologie sono presenti più all'interno dell'Università che dell'industria. La maggiore difficoltà che incontriamo è la poca sensibilità che le aziende sul territorio dimostrano nei confronti delle nanotecnologie e la fretta di vedere il prodotto finito. Uno dei vantaggi delle nanotecnologie è che rispetto ad altre tecnologie, non sono così costose come può sembrare e molte delle informazioni elaborate dal mondo della ricerca sono mature per essere trasferite all'industria. Alcuni esempi di applicazioni di nanotecnologie già sul mercato sono il fotovoltaico ad alta efficienza, i nanotubi in carbonio, i prodotti tessili antimacchia, sensori di elevata selettività e, a breve anche vetri autopulenti che manderanno in pensione i tergicristalli. Le nanotecnologie sono diffuse in vari ambiti (per esempio la realizzazione di un sottocofano per la Maserati) oltre che nell'ingegneria, anche nelle scienze, nella fisica, nella medicina, nella chimica. La differenza è che l'ingegnere non è un ricercatore puro ma applicato. Per questo può essere più facile anche per le aziende trovare le giuste soluzioni (BJ Liguria Business Journal di Novembre 2008)

Dai Soci

Premio Innovazione Ansaldo Energia 2008:  In data 25 novembre 2008, Ansaldo Energia ha premiato 37 proposte innovative (34 delle quali hanno dato origine a rispettive domande di brevetto), nell’ambito del Premio Innovazione, giunto alla sua quinta edizione. Fra le 37 proposte innovative, le prime 4, sono state selezionate per partecipare al Premio Innovazione Finmeccanica; nella fattispecie, tali proposte riguardano i seguenti argomenti:
1) Dispositivo e metodo per il controllo di pressione di una turbina a vapore e del relativo sistema di bypass di un impianto a ciclo combinato di tipo 2+1;
2) Configurazione retrofittabile sistema di alimentazione combustile per riduzione minimo tecnico ambientale (turn down ratio);
3) Nuova configurazione di celle per stack MCFC;
4) Diagnostica di un impianto, basato su un sistema esperto fuzzy
Il Premio Innovazione è divenuto ormai un appuntamento fisso per le aziende del Gruppo Finmeccanica e, in particolare, per Ansaldo Energia; tale premio rappresenta soprattutto un momento di riflessione sul ruolo centrale che ha l’innovazione per le aziende che vogliono crescere. Il premio innovazione è anche un momento particolare, che permette di condividere e diffondere a tutti i livelli aziendali lo spirito innovativo; inoltre, Ansaldo Energia ha dato particolare impulso all’attività di brevettazione, in modo da trasformare le idee in tecnologia proprietaria. Nel quinquennio 2003 ÷ 2008 Ansaldo Energia e le società da essa controllate (Ansaldo Fuel Cells, Ansaldo Nucleare, Ansaldo Ricerche ed Ansaldo Thomassen) hanno depositato più di 130 domande di brevetto. Le attività di ricerca e sviluppo, che hanno consentito ad Ansaldo Energia di fare innovazione, hanno fruito anche di importanti collaborazioni con centri di eccellenza nazionali ed internazionali e con le università; in particolare, preme menzionare il ruolo importante che ha l’università di Genova, nella fattispecie la facoltà di ingegneria dell’università di Genova, rappresentata, nel corso della cerimonia di premiazione del 25 novembre 2008, dalla Preside Prof.ssa Paola Girdinio. La quarta delle proposte sopra menzionate, scelte per partecipare al Premio Innovazione Finmeccanica, è stata portata a termine in collaborazione proprio con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova.

Notizie dal  CTI Liguria : come di consueto  si terrà Giovedì 11 Dicembre alle ore 17.30. I nostri Soci Alberto Cappato e Joy Marino, che fanno parte del Gruppo di Lavoro istituito dal Comune, ci parleranno di "Genova. Città digitale?". Al termine un aperitivo e lo scambio di auguri natalizi con un brindisi. Infine, si segnala l'evento “Multimodal and Multidimensional Content and Media" che si terrà Martedì 16 Dicembre presso il CNR (Via de Marini, 16) e che vuole costituire un’occasione di confronto e di discussione tra i ricercatori del Dipartimento ICT del CNR e il mondo delle applicazioni, allo scopo di favorire possibili collaborazioni. In allegato, potete trovare una presentazione del Progetto e il programma del Workshop. La partecipazione al Workshop è gratuita ma, per motivi organizzativi, è richiesta la registrazione entro l’ 11/12/2008 con le modalità che potete trovare nella locandina.

 

Dal territorio e dal mondo

Le frontiere della tecnologia : Elettricità più acqua: compri due e paghi uno. E' questa la formula per estrarre profitti in tempo di crisi. Mentre l'Occidente rallenta il passo, la General Elecric Energy, un colosso da 22 miliardi di dollari di fatturato, convoca ad Istambul i rappresentanti di 25 paesi e 240 aziende per lanciare un affondo su un mercato solvibile per definizione, in quanto basato non sulla produzione reale di oggetti, ma sulla premessa su cui da un secolo poggia la creazione di ricchezza: il petrolio. E' qui, tra il Medio Oriente e la sponda meridionale del Mediterraneo, che si nasconde una domanda  valutata in 80mila megawatt nei prossimi 8 anni, un affare da 2mila miliardi di dollari che interessa anche le aziende cinesi. Così per battere la concorrenza, è nata l'idea di vendere un progetto di cogenerazione in versione paesi assetati: mega centrali che, con il calore sviluppato durante la produzione di elettricità, alimentano il processo di dissalazione. Riad è stata la prima a comprare il miracolo del mare che diventa dolce. A Marafiq, nella provincia orientale dell'Arabia Saudita, General Eletric  costruirà un dissalatore quattro volte più grande della taglia massima oggi in funzione: 800mila metri cubi al giorno di acqua potabile, un quinto di quella disponibile in tutto il paese. E per cavarli a forza dal mare si investiranno 3,7 miliardi di dollari per una centrale a gas a ciclo combinato da 2.750 megawatt, un gigante che fornirà il 10% dell'elettricità utilizzata in Arabia Saudita. L' acqua costerà 0,65 euro a metro cubo, a cui andranno sommate le spese per il trasporto: è prevista la costruzione di condotte per l'attraversamento di lunghe distanze. Ma sarà questa veramente la strada da seguire per risolvere il problema della sete? Nel corso del Novecento il consumo di acqua è aumentato di nove volte e si prevede che nei prossimi 30 anni si registrerà un'ulteriore crescita del 50%. Un salto analogo è previsto per i consumi energetici. Processi di questa dimensione sono compatibili con l'equilibrio degli ecosistemi? "C'è un problema di ordine locale che può essere risolto con relativa facilità" risponde M. Vignolini, l'esperto di ENEA che lavora a vari progetti sullo sviluppo idrico del Nord Africa. "lo scarto del processo di dissalazione è una salamoia densa, molto concetrata: se venisse ributatta in mare sottocosta creerebbe problemi per tutto il ciclo di vita acquatica, a partire dalle praterie di posidonia; ma con un adeguato sistema di smaltimento in mare aperto questa controindicazione può essere eliminata. Resta il problema maggiore: produrre acqua usando combustibili fossili non è la scelta migliore che si possa fare perchè aumenta la pressione dei gas serra, con tutte le conseguenze che questo comporta sulla stabilità del clima. L'alternativa per ridurre l'impatto ambientale e abbattere i costi di trasporto è passare all'uso dell'energia solare per alimentare una rete di dissalatori di piccola taglia. Ma per il momento molti paesi arabi frenano." Nel progetto in cui l'ENEA sta lavorando, il compromesso raggiunto con il governo è stato un impianto di dissalazione basato su combustibili fossili ma integrato da un sistema di specchi solari. Questa scelta, assieme alla decisione di tenere l'acqua in ebollizione a una pressione atmosferica più bassa per facilitare l'evaporazione, permette di diminuire l'impatto ambientale dell'operazione. La partita resta aperta. Per vincere la guerra dell'acqua prevarrà la linea dei grandi impianti, usati magari per annaffiare campi da golf nei paesi aridi, o quella basata su una rete di piccoli dissalatori alimentati con fonti rinnovabili e su un consumo attento, capace di recuperare anche le conoscenze tradizionali che hanno permesso per millenni agli esseri umani di convivere con il deserto? (Da Affari& Finanza - Scienze del 24/11/08)

Pillole di storia

CINA: una opportunità o un rischio per il piccolo imprenditore? Una relazione di minimo senso compiuto sulla Cina richiederebbe molto più tempo di quello a mia disposizione oggi e soprattutto una competenza specifica molto superiore alla mia. Mi limiterò quindi ad esternarvi alcune considerazioni alle quali sono giunto dopo oltre 10 anni, comunque non continui, di mia esposizione al mondo cinese. Con tali considerazioni non ho certo l’ambizione di dirvi cose particolarmente originali né tantomeno di insegnarvi qualcosa; spero solo che a) non vi annoino e che b) possibilmente stimolino la vostra curiosità a saperne di più sulla Cina, la sua cultura, le sue tradizioni poiché questo paese sta già giocando e sempre di più giocherà un ruolo di grande rilievo a livello globale. Il filo conduttore di questo mio intervento è questo: Quando si parla o si ha a che fare con la Cina l’errore che si compie in generale è quello di applicare i nostri schemi mentali, le nostre convinzioni i nostri meccanismi ragionativi. Una nostra convinzione è per esempio che l’imprenditore illuminato è colui che stabilisce una strategia e con chiarezza, rigore e correttezza la porta avanti avendo come riferimento prioritario la crescita, lo sviluppo, la ricchezza e il benessere della propria azienda. Quando questo succede ne beneficiano tutti: azionisti, dipendenti, clienti, fornitori, creditori … diciamo un chiaro esempio di bene comune.

 E qui c’è la prima considerazione: In Cina l’obiettivo primario dell’imprenditore illuminato non è il benessere della propria azienda ma il benessere del clan (o famiglia) del quale si fa parte. Si cerca sempre di tenere i due benesseri allineati ma in caso di conflitto deve prevalere il benessere del clan. Il clan è una famiglia allargata retaggio di millenni di civiltà contadina dove i cinesi si sono sempre aggregati in ampie comunità dove il singolo aveva dei precisi doveri nei riguardi degli altri componenti ma anche precisi diritti. Questa attitudine radicata nei cromosomi dei cinesi è rimasta intatta e pari pari trasportata anche nella società industriale di oggi. Esiste proprio un termine in cinese per identificare tutto ciò: Guanxi. Il potere di personaggi in Cina si misura da quanto è forte il loro Guanxi. I cinesi nascono con l’obiettivo di costruirsi un forte Guanxi che vorrà poi dire fare parte di una comunità (il clan) che si aiuta a vicenda; avendo il dovere di aiutare gli altri membri ma avendo anche il diritto di essere aiutato.  Il mercato sembra quindi solo apparentemente libero; in realtà non lo è. Ma non lo è per gli stessi cinesi. Una azienda difficilmente avrà fornitori appartenenti a clan avversari. Questo spiega perché è praticamente impossibile per un piccolo imprenditore occidentale fare attività autonome in Cina o perché una volta interrotta la relazione con il suo partner cinese non gli rimane altro che tornare a casa con le pive nel sacco o lavorare solo per l’esportazione.

E quindi arriviamo alla seconda considerazione: Per fare quindi business in Cina occorre avere un Partner locale (possibilmente dotato di un forte Guanxi). Tralascio i racconti dei miei pellegrinaggi alla ricerca del partner che solo loro richiederebbero ben più dei 20 minuti concessimi ma voglio mettervi a parte dell’inganno che viene perpetrato alle spalle del povero imprenditore da parte delle società di consulenza. Il povero piccolo imprenditore occidentale con buona tecnologia e buoni prodotti, esasperato dall’asfittico mercato occidentale e attratto dal meraviglioso mercato cinese, quando decide di affrontare quel mercato si deve per forza rivolgere a società specializzate di consulenza sia per problemi linguistici che burocratici. Gli viene da questi ovviamente detto che deve localizzarsi in Cina se vuole servire quel mercato e gli viene consigliato di farsi una sua azienda cinese al 100%; assolutamente sono da evitare le JV in quando è ormai dimostrato che una grande maggioranza non supera i tre anni di vita lasciando penosi strascichi. Se l’imprenditore abbocca, la società di consulenza guadagna i suoi bei fee e non sarà accusata in futuro di aver proposto un partner sbagliato. Peccato che al povero imprenditore non viene spiegata la logica del Guanxi per cui, dove aver speso soldi ed energia ad impiantare una unità produttiva in Cina, scopre che nel mercato cinese riesce a vendere poco o niente e quell’investimento solo per l’esportazione non avrebbe avuto senso.

Terza considerazione: Il cinese non ti fa mai capire subito né come la pensa né dove vuole arrivare. Capirete le difficoltà di negoziare e concordare i dettagli della JV. Da noi esprimere con determinazione e chiarezza la propria posizione dandone anche esaurienti motivazioni è considerata un valore essenziale che si pretende da un leader. Quindi il comportamento tipico del bravo imprenditore occidentale è quello di affrontare qualsiasi situazione a viso aperto andando subito al sodo e talvolta infervorandosi quando ritiene che la sua visione sia la più corretta senza con questo disdegnare o non prendere in considerazione le posizioni degli altri. In Cina niente di tutto questo funziona poiché la controparte cinese non farà assolutamente capire all’inizio né come la pensa né dove vuole arrivare. Per cui il rischio di imbarcarsi in una serie di discussioni inutili e fuori tema è altissima. Spesso mi è capitato alla fine di lunghe ed infervorate discussioni di pensare: “ma questo cretino non poteva dirmi subito chiaramente come la pensava e quindi ci saremmo potuti evitare tutte queste inutili discussioni” Un passo avanti nella mia consapevolezza cinese l’ho fatto quando mi sono domandato cosa pensava il cinese che tra sé e sé alla fine della discussione: “ma questo cretino invece di scaldarsi in accanite discussioni perché non si rilassa a stare con me, sorseggiando del the, a discutere amabilmente di diverse possibilità alternando anche lunghi e piacevoli silenzi?” Vi dirò che quando non solo ho capito questo concetto, ma sono riuscito a farlo mio la mia vita in Cina è enormemente cambiata in meglio. Quando vado giù dimentico la fretta, la frenesia tipica del nostro modo di fare business.  Sto là una settimana per fare qualcosa che all’occidentale si farebbe in un giorno, ma la Cina è così o ci si adatta o si perde.

Quarta considerazione: Per noi “carta canta” per i cinesi no. Un contratto ha un immenso valore. In caso di disaccordo si va a vedere il contratto, o la minuta del meeting o la mail … Per il cinese quello è solo un riferimento, era la manifestazione di una volontà di allora ma adesso le cose sono cambiate occorre ridiscutere. Il nostro istinto in queste situazioni ci porta immediatamente al litigio se non all’insulto poiché recepiamo il tutto come una mancanza di lealtà. Se ci si fa assalire dalla rabbia si rischia di entrare in una spirale perversa dove l’unica via di uscita è la rottura della relazione con ripicche varie. La loro non è slealtà è un modo diverso di concepire determinati valori.  La strada corretta è quella della calma e della pazienza; è quella di cercare di comprendere prima le motivazioni del cambio di posizione della controparte cinese e, partendo da quella, cercare di mediare e negoziare un ragionevole compromesso. È faticoso, è stressante ma è l’unica strada per aprire qualche reale spiraglio di business ad un piccolo imprenditore occidentale.

Quinta considerazione:  Non è vero che il cinese è malvagio. Il luogo comune è che comunque tu ti comporti in Cina prima o poi il cinese ti frega. Non è vero. Il cinese è cromosomicamente un grande mercante per cui cercherà sempre di ottenere il massimo nel suo interesse e, non avendo i freni inibitori dei contratti e di certe regole etiche per noi ovvie è ovviamente molto pericoloso. Ma il cinese è anche molto orgoglioso: vuole dimostrare in generale ma soprattutto ad un rappresentante occidentale che lui è superiore in tutto. E allora la chiave è impostare delle sfide virtuose: per esempio su chi fa più per l’altro. E qui non mancano le piacevoli sorprese; più io mi preoccupo di capire i suoi problemi e di trovargli delle soluzioni anteponendo i suoi interessi ai miei (ovviamente va tutto fatto in modo genuino e non strumentale poiché dei cinesi si può dire tutto ma non certo che sono stupidi) più lui si adopera a trovare il modo di rendermi contento, soddisfatto e felice. Più io considero lui il vero capo della JV più lui vuole considerare me il vero capo. Quello che ho capito è che la durata della relazione con il partner cinese non dipenderà da quello che si è scritto, non dipenderà da quello che si è deciso, non dipenderà da come andrà il business, dipenderà solo da quanta amicizia e fiducia si è costruita nel tempo.

Sesta ed ultima considerazione: Si sente spesso dire che la Cina è il paese delle contraddizioni, che la libertà è limitata, che esiste un arbitrio da parte del potere.  Ebbene posso confermare: è tutto vero!! Provo però a darvi un modo di vedere questi aspetti diverso dal solito luogo comune che i cinesi sono spietati e malvagi. La Cina fino ai prima anni 80 era un paese medievale povero ed in ginocchio. Così era stato ridotto da Mao che però ebbe il grande merito di scacciare gli stranieri invasori e tenere unita la nazione cinese, tanto è vero che nonostante sia uno dei maggiori criminali ( a lui vengono ormai unanimemente addossati più di 70 Ml di morti) (Hitler e Stalin per molto meno sono ormai dalla parte dei cattivi) il suo faccione troneggia nella principale piazza di Pechino e molti cinesi hanno ciondoli con la sua effigie, ma ha ridotto il paese alla peggiore arretratezza medievale e con una diffusa ed immensa povertà (dei 70Ml di morti che a lui vengono imputati più di 30 sono morti di fame a seguito delle sue riforme). Trent’anni dopo la Cina, in alcune sue parti, è all’avanguardia. Per chi è stato in Cina negli anni 80/90 e torna ora non può che rimanere sconvolto.  Soprattutto se si tratta di un italiano ed in particolare di un genovese. La rapidità con cui si applicano queste trasformazioni è incredibile. Si torna sconvolti e pieni di invidia. Secondo voi è possibile far progredire così velocemente un paese usando la buone maniere e cercando il consenso di tutte le parti coinvolte di cui una gran parte contadini ignoranti? Al resto del mondo piacerebbe andare ad occuparsi di quel miliardo di potenziali consumatori sfruttandoli e colonizzandoli a proprio piacimento. Ai cinesi questo non piace. Non vogliono essere colonizzati e vogliono recuperare in fretta il tempo perduto. Si sentono forti e capaci. E lo sono. Ovviamente in una società ci sono i diversi strati sia per cultura che per ricchezza. Ma considerando la media borghesia, il livello di impegno, dedizione, capacità non sono assolutamente paragonabili ai nostri.  E per concludere ad alto livello impostano strategie di bene comune con piani a 20, 30, 40 anni e le perseguono con tenacia e capacità. Noi viviamo una fase storica dove quando va bene vengono fatti piani a due / tre anni che poi vengono smentiti e smontati dai successivi governanti (relazione dell'Ing. Alfredo Novelli al Rotary Club di Genova)